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Pinacoteca

La Pinacoteca è caratterizzata dalle opere dei pittori camerti che nel Quattrocento incontrarono fortuna in Italia e ai quali nel 2002 è stata dedicata una mostra di valenza internazionale: vi risaltano Olivuccio di Ciccarello con l’Imago pietatis, Arcangelo di Cola con la Madonna in trono col Bambino, Giovanni Angelo d’Antonio interprete (o precursore?) della pittura colta e raffinata di Piero della Francesca di cui si può ammirare, tra le altre, la splendida tavola dell’Annunciazione e Cristo in Pietà, il manifesto più sorprendente del Quattrocento marchigiano. Di Girolamo di Giovanni è stato ricostruito nelle sue dimensioni reali il ciclo pittorico a fresco della chiesa rurale di Patullo raffigurante le Storie della Passione.

 

Nelle sale della pinacoteca sono conservate ed esposte opere di fondamentale importanza per comprendere le vicende della pittura camerinese, i cui echi e diramazioni, come diceva Federico Zeri, si fecero sentire ben al di fuori del territorio dello Stato di Camerino.

 

Pregevoli sono, inoltre, una grande Croce dipinta (XIII sec.) attribuita al Maestro dei Crocifissi francescani, di proprietà della Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, la pala d’altare Madonna in trono con Santi attribuibile a Venanzio da Camerino e una bella serie di ritratti (secc. XVII-XVIII) dei da Varano, la famiglia che nei secoli XIII-XVI resse la signoria e il ducato di Camerino.

 

Gli storici dell'arte e la pittura di Camerino

(testi critici)


 

I pittori camerti

 

Mai come nel Quattrocento le arti figurative conobbero una paragonabile ricchezza e varietà di espressioni. La grandezza del Rinascimento italiano non è solo nei grandi nomi, ma anche in questo tessuto incredibile di infinite varianti regionali. Le Marche allora vissero la loro età più felice e Camerino fu uno dei centri più vivaci, tale da non sfigurare a fianco della stessa Urbino. La corte dei da Varano al tempo della lunga signoria di Giulio Cesare (1464-1502) era l’unica che potesse in qualche modo competere con quella dei Montefeltro per prestigio politico. Camerino era innanzi tutto una città di mercanti e di artigiani, in assoluto la più prospera della Marca interna, con un contado popoloso ed industre, snodo fondamentale per tutti i traffici che da Venezia e dall’Adriatico penetravano l’Appennino. Dalla città lungo tutto il Quattrocento, uscirono schiere di pittori che, sulle piste aperte dai mercanti incontrarono fortuna in tutta Italia: ad Ancona, come Olivuccio di Ciccarello, a Firenze e Roma, come Arcangelo di Cola e Giovanni Angelo d’Antonio, a Perugia come il Maestro del 1454 e Giovanni di Piermatteo Boccati. Questi insieme a Girolamo di Giovanni alla metà del secolo XV stette per alcuni anni nella Padova di Donatello e del giovane Mantegna. Ma a Padova sarà stato probabilmente anche Giovanni Angelo d’Antonio, che partì da casa in cerca di fortuna insieme al suo stretto sodale Giovanni Boccati e a Firenze divenne amico di Giovanni e Piero di Cosimo de’ Medici. Rientrando in centro Italia, Boccati e Giovanni Angelo furono tra i primi ad innovare radicalmente il gusto in senso rinascimentale. Giovanni Angelo inoltre ebbe senz’altro un rapporto forte con Piero della Francesca, certo rimase conquistato dalle sue geometrie poetiche e luminose, ma le adattò all’espressione di sentimenti più teneri e schietti, inscenando nelle sue pitture un teatro sacro insieme aspro e struggente, immerso in una luce cristallina che è quella che tuttora incanta nello scenario vastissimo, di valli e di monti, disteso ai piedi dei Sibillini.

 

Vennero terremoti e distruzioni, incuria e razzie, e gran parte di queste opere si spersero nei musei e nelle collezioni di mezzo mondo: la città di Camerino conserva tuttavia esempi altissimi di questo patrimonio straordinario.

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